Assinform: si cresce dell’1,5% nel mercato digitale

Oggi il digitale permette un matrimonio virtuoso tra tecnologie e business. Lo argomenta Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting3, alla presentazione dei dati semestrali del Rapporto Assinform. Si percepisce la crescita del clima di fiducia da parte delle aziende: questa è la vera notizia

“I primi due trimestri dell’economia hanno registrato una crescita importante che hanno dato alle persone l’idea di entrare in una fase di crescita, ma permangono due incognite. Una di natura esogena, legata a quello che succede nei paesi emergenti e all’impatto che queste economie avranno sui paesi fornitori come la Germania, della quale l’Italia è a sua volta un subfornitore. E una di carattere endogena, legata a come l’Italia stessa si sta muovendo. Quello che si può riscontrare è che, in questo scenario, si percepisce la crescita del clima di fiducia delle imprese che hanno cominciato a investire. Questa oggi è la vera novità”. E’ Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting3, a commentare i dati del semestre presentati da Assinform, incoraggianti soprattutto se si guarda le componenti più innovative legate alla digital ecomony.

Il mercato digitale in Italia ha finalmente ripreso a crescere, passando dal -1,4% dell’intero 2014 al +1,5% del primo semestre del 2015 con un valore pari a 31.583 milioni di euro (l’analogo semestre nel 2014 aveva registrato un -3,1%). Una crescita nata da comportamenti divergenti: da una parte la decelerazione delle componenti più tradizionali del mercato Ict e dall’altra l’accelerazione delle componenti legate alle digital trasformation di processi produttivi, di analisi dei dati e dei modelli di consumo. “Questo andamento è dovuto a due evidenze – precisa Capitani -: evidenze deboli (accelerazione contenuti e adv digitale, ritorno alla crescita dei servizi IT, accelerazione della crescita del software nella modernizzazione dei servizi) e evidenze forti come la crescita dei servizi di rete e la crescita seppure minima dell’hardware (dispositivi e sistemi, +0,5%)”. Per quanto riguarda i servizi di rete, da -9,2% della prima metà del 2012 si è passati a +0,04% di questa prima metà anno, con un recupero di dieci punti percentuali, frutto di un settore che sta profondamente cambiando per l’attenuazione delle politiche di downprice delle tariffe, maggiore stabilità e offerte basate sui contenuti.

Da una parte le imprese hanno alzato l’attenzione sulla nuova era digitale e sono impegnate su un duplice fronte: processi di digitalizzazione legati alla gestione dei big data ma soprattutto alla legacy trasformation (39,7%) che implica non solo la manutenzione dell’esistente ma un profondo processo di modernizzazione dei sistemi informativi esistenti e dell’infrastruttura. “Per la prima vota le aziende hanno trovato una nuova sinergia tra i loro backoffice e il loro frontoffice verso clienti e partner – commenta Capitani -. Per la prima volta il maratoneta e il velocista stanno andando a braccetto”. Stanno letteralmente esplodendo come tipologia di investimento quello su mobile (18,5%), big data (15,1%), cloud computing (15%), IoT (14,4%) e social enterprise (13,7%) che non solo riposizionano l’azienda internamente ma anche cambiano profondamente la sua proposizione sul mercato.
D’altro canto, il mondo consumer ha ridotto la propria dinamica di spesa (-1,5%) ma divaricando la spesa per Tlc in crescita da quella pre l’IT in calo (fonte Istat settembre 2015).

Guardando all’Hardware l’andamento, omogeneo a tutti i paesi Stati Uniti compresi, registra con una decrescita della componente pc del -4,4% (dovuta a -5,6 dei server, -7% dei desktop e -3% laptop) e dei tablet -14% che oggi sono dedicati a un mercato consumer ormai saturo. “Complessivamente il segno meno si deve a diversi fattori tra cui la contrazione della spesa delle famiglie, il completamento del refresh tecnologico che ha prolungato il ciclo di vita dei prodotti, l’attesa di Windows 10 che non ha dato impatto significativo sul primo semestre dell’anno e anche l’attesa di sistemi ibridi, come il nuovo ipad di Apple. Il crollo sorprendente è quello dei tablet – precisa Capitani – dovuto sostanzialmente a tre ragioni: le poche innovazioni di funzionalità da parte dei vendor leader di mercato, una relativa saturazione del mercato consumer e la scarsa adozione dei tablet da parte del mondo aziendali. Non a caso gli ultimi annunci di Apple e di Samsung rendono chiaro l’interesse di approcciare il mercato delle aziende”.
Il Software, in ripresa del +4,5%, è segno di una trasformazioni in atto che vede interventi di consolidamento del parco applicativo di nuova generazione, dove crescono componenti innovative sull’onda dell’IoT e della gestione del web (+5,8%) a discapito del software tradizionale che cala del -1,2% anche se in miglioramento rispetto ai primi sei mesi dell’anno. Bene il middleware (+2,6%) che conferma la spinta verso le soluzioni innovative per la gestione delle risorse IT. “Sviluppare software oggi – commenta Capitani – vuole dire adottare nuove metodologie ‘agile‘ e spingere sul concetto di Api, fenomeni che stanno introducendo un processo ancora invisibile, ma in corso, di re-internalizzazione in azienda di funzioni che prima facevano ricordo all’outsourcing”.

Infatti, nonostante i servizi ICT siano in salita anche se solo di un + 0,3%, la crescita è trainata dai servizi per data center e cloud (+12,3% pari a 869 milioni) che staccano gli altri servizi più tradizionali in calo (outsourcing -1,2%, formazione -3,6%, assistenza tecnica -1,7%, system integration -1,9%). “C’è una difficoltà vissuta dalle media aziende Ict che vendono servizi perché il mercato si indirizza o verso grandi system integrator o verso start up che meglio sanno soddisfare la domanda” precisa Capitani. In questo processo di re -internalizzazione di funzioni cambia anche il profilo delle persone richiesto dalle aziende: i profili emergenti sono quelli degli architetti in grado di ricostruire i sistemi informativi con componenti ibride, figure più evolute dei data scientist che le università faticano a formare con competenze adeguate. “Lo skill shortage è una realtà che va fronteggiata con politiche serie di formazione. Tuttavia il mercato dei servizi ICT è ritornano positivo, per un risveglio della domanda, c’è più curiosità verso al digitalizzazione che tocca il top management in una fase di sperimentazione e di implementazione. Oggi il digitale permette un matrimonio virtuoso tra tecnologie e business” precisa Capitani.

Guardando alle Tlc, il mercato degli smartphone è in crescita (+7,4%) grazie alle nuove app e alla crescita delle SIM con traffico dati (+16,5%) e del traffico stesso su rete mobile (+49,9%). “Crescono gli accessi in mobilità oltre ala fruizione di contenuti e servizi e l’imminente ingresso di operatori nuovi come Netflix genererà ulteriore richiesta di banda anche se non ne sono certo. E’ un punto aperto”.

Sull’anno la previsione di primavera che stimava una crescita del 1,1% è stata rivista al rialzo, portata al +1,3% per un valore di 65.100 milioni di euro. “Crediamo che questa crescita sia destinata a aumentare per valore, stabilità e qualità”  conclude Capitani. Oggi le imprese si trovano nella necessità di cambiare, da una parte perché vivono la minaccia dettata dai nuovi modelli di erosione di business tradizionali, che propongono la disintermediazione di operatori tradizionali (come sta avvenendo nel mondo bancario) e dall’altra si trovano a cogliere un’opportunità per uscire dalle mura aziendali ed entrare in filiere extrasettoriali grazie alle nuove tecnologie. I mondo delle start up sul quale si sta facendo molto ideologia è in crescita ed è un sinonimo di vitalità del nostro sistema: a giugno 2015 le start up innovative era 1.620 secondo Infocamere, cresciute dalle 1.422 dell’anno precedente.

Un grande fermento e interesse digitale delle imprese richiede anche una unica regia che permetta anche la compliance alle normative per velocizzare i processi. “Non è un utopia” sostiene Capitani, come dimostra il piano “Ambizione digitale” che il governo francese ha presentato il 15 giugno 2015 e che ha dato vita a una consultazione pubblica per definire un testo di 30 articoli che sanciscano la “Repubblica Digitale”. “Proporrei nel frattempo l’abolizione delle parole Digitalizzazione e Innovazione che creano luoghi comuni. Guardiamo ai contenuti, parliamo di cantieri digitali” conclude Capitani.

Fonte: http://www.techweekeurope.it

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